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(Giovanni Manna) Succede dall’altra parte della nostra penisola ed è degno di essere raccontato. Perché noi crediamo, cari lettori di OC, che “le cose belle si devono vedere”, le iniziative lodevoli non mancano e questa che vi presentiamo oggi attrarrà sicuramente le simpatie e gli elogi di molti di voi. Siamo venuti fino in Veneto per conoscere e vedere da vicino il superamento di una barriera, di un tabù, di un limite.

Parliamo di autismo e in questo termine vediamo accomunate tantissime famiglie, dalla Sicilia fino all’estremo nord. Dell’Italia, d’Europa, del Mondo. Perché non c’è confine geografico, per il disturbo dello spettro autistico. Guai però a credere che ci siano barriere insuperabili, nella società, per quelle famiglie che ce l’hanno in casa, un figlio/fratello/cugino autistico. Precisamente in provincia di Vicenza, in un paese chiamato Costabissara, si sta realizzando – tramite il contributo congiunto di amministrazione comunale ed istituzioni scolastiche – un progetto fortemente desiderato dalla signora Elisabetta, una donna sempre solare, caparbia, coraggiosa e dalla sua associazione. Suo figlio L., di 14 anni, è autistico. Finalmente ci siamo: il primo passo è stato fatto. Abbiamo seguito i primi passi di questo grande percorso. Ci siamo recati presso l’Istituto “Ungaretti” dove c’è aria di un obiettivo nuovo, di un programma da perseguire – fuori e dentro la scuola. Martedì 24 febbraio, in una mattinata di fine inverno come tante altre, quel cancello si è finalmente aperto. Facciamo un passo indietro: ci facciamo raccontare dai docenti e dal Dirigente Scolastico di questa Scuola Media, che tutto nasce all’inizio di quest’anno scolastico, quando tra i tanti studenti che entrano nelle prime classi della Scuola Media, ce n’è uno un po’ più alto degli altri, un po’ più sorridente, un po’ più speciale. L. è in 1A. Lo si vede, a volte, tra i corridoi; altre volte lo si sente, semplicemente. Magari anche fischiettare. I suoi insegnanti ci dicono di aver imparato, proprio grazie a L., che esistono mille modi di comunicare. Anche senza aprire bocca. Ci sono molti modi di approcciarsi, professionalmente e umanamente, all’autismo. Senza averne la minima paura. E poi c’è quel cancello finalmente aperto … Prima del cancello però c’è un programma, vari incontri, molte chiacchiere, tante idee, alcune perplessità e mille soluzioni. Perché tutti, all’Istituto Comprensivo di Costabissara, remano dalla stessa parte. Il progetto “Conosciamoci” prende vita così, tra un’email, una comunicazione scritta e alcune correzioni in corso d’opera, tra un incoraggiamento e un’autorizzazione da dettare agli studenti. E poi c’è la formazione, snella e briosa – per nulla noiosa – e quelle slides, quelle immagini, quelle parole che vanno dritte non alle orecchie dei compagni di L., ma al loro cuore. Perché li vedi attenti, tutti. Perché li vedi prendere appunti sull’autismo, porre domande e pretendere le giuste risposte. Perché loro, i compagni di classe di L. sanno che questa è un’esperienza esaltante e formativa. Perché ognuno di loro, sin dal primo giorno di scuola, aspetta la campana della seconda ora per vederlo entrare in classe. E in quel “batti cinque” (ormai diventato un rituale quotidiano!) non c’è solo un semplice saluto... continua a leggere (Pag. 5).