Menu

(Dario Lo Verde) Tanta emozione ieri sera a Bruxelles, in apertura della tavola rotonda sulle confische nel palazzo del Parlamento Europeo, durante il ricordo dedicato al giudice Rocco Chinnici nel giorno del suo compleanno, a novanta anni esatti dalla nascita del fondatore del pool antimafia. Al centro del dibattito, promosso dal gruppo dei Socialisti & Democratici e dalla Fondazione Rocco Chinnici,

il filo rosso che unisce la legge “Rognoni – La Torre” all’evoluzione, anche in prospettiva, della normativa comunitaria in tema di congelamento e confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato, il cui nucleo centrale è oggi costituito dalla direttiva 2014/42/UE. “Con la Fondazione – ha detto Caterina Chinnici, eurodeputata di S&D, componente della commissione Libe e figlia del giudice istruttore ucciso dalla mafia il 29 luglio 1983 – abbiamo deciso di dedicare un momento di riflessione al tema della confisca proprio nel giorno del compleanno di Rocco Chinnici perché lui per primo aveva intuito le caratteristiche, la pericolosità della criminalità organizzata di stampo mafioso e la sua dimensione transnazionale, e aveva sostenuto la necessità di una legislazione più efficace che consentisse di aggredirne i patrimoni. Dalla legge Rognoni – La Torre, allora sostenuta soltanto da pochi, si è sviluppata una produzione normativa sul tema, non solo in Italia ma anche in ambito europeo, fino alla direttiva che detta le norme minime comuni sulla confisca. Ora bisogna pensare a un ulteriore avanzamento, rafforzando la disciplina vigente e puntando a norme comunitarie che favoriscano il mutuo riconoscimento delle confische disposte anche in assenza di condanna”. Dopo il saluto istituzionale del vicepresidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, che ha ricordato Diego Tajani, magistrato impegnato contro la mafia nei primi anni dell’Italia unita, il magistrato Giuseppe Ayala, già pubblico ministero al primo maxiprocesso contro “Cosa Nostra”, ha rievocato i tempi della sua collaborazione con Rocco Chinnici sul fronte giudiziario. “L’aggressione ai patrimoni della criminalità fu un’intuizione fondamentale – ha detto – anche se ci vollero gli omicidi di Pio La Torre e del prefetto Dalla Chiesa perché la legge Rognoni–La Torre fosse approvata in parlamento”. Sebastiano Tinè, della direzione generale Affari interni della Commissione Europea, che ha svolto il ruolo di responsabile del negoziato per l’approvazione della direttiva 2014/42/UE, ha sottolineato che “le norme minime in essa contenute rappresentano un primo e importante strumento legale” per l’Unione Europea. Sulla necessità di ampliare il raggio d’azione della normativa per l’aggressione patrimoniale alla criminalità organizzata si è soffermato anche il professore Michele Panzavolta, ordinario di diritto penale all’Università di Louvain, soprattutto con riguardo ai meccanismi investigativi... continua a leggere (Pag. 5).