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(Giovanni Manna) È una vera e propria storia d’amore quella che si crea tra il libro e chi lo legge. È stato questo il tema portante dell’intervento che ho fatto presso un Istituto Superiore della provincia. Il libro lo porti sempre con te, lo tratti con cura, ti fa compagnia, nello zaino, sul tram o sul comodino del tuo letto. Leggere non è come ascoltare la radio, vedere la tv o incontrare amici su internet.

Queste sono tutte attività (belle, senza dubbio) ma in cui manca il contatto fisico. La radio ti permette di ascoltare musiche che non puoi toccare per mano; la tv (la parola ‘tele’ significa proprio ‘lontano’) ti rimanda immagini ‘lontane’ che non puoi afferrare; internet, poi, è una miniera di informazioni utili a patto che … sia usato bene! In ogni caso, con i nostri contatti ‘virtuali’ non c’è alcun legame tangibile. In caso contrario, non li chiameremmo ‘virtuali’. Invece il libro lo tocchi, lo tratti con cura - o almeno… così dovrebbe essere. Con il libro, cioè, si realizza un contatto fisico fin dal momento in cui lo scegli. E a sceglierlo sei proprio tu, oppure una persona che ti conosce bene e ti vuole fare un regalo. Si sceglie la copertina, il titolo, la trama più avvincente. Sei sempre e comunque tu, il protagonista. Tu ed il libro. Leggere è sinonimo sia di crescere che di sognare. Due attività che a nessuna età deve mancare, per nessun motivo. Leggere significa anche confrontarsi con le proprie idee e con quelle che emergono dal libro; e poi, eventualmente, confrontarsi con chi ha già letto quel determinato libro. Non a caso, dove piovono libri crescono le idee, riportandovi lo slogan di una avvincente iniziativa di qualche tempo fa. ‘Leggere e comunicare’ può essere anche letto come: ‘leggere è comunicare’. Comunicare è una delle primissime attività che ognuno di noi impara nella propria vita. Prima si impara a comunicare e poi, in un secondo momento, a parlare. E si impara a comunicare senza l’ausilio dei libri. Tutti abbiamo presente un neonato che piange: sta comunicandoci qualcosa senza parlare. Sta dicendo che ha fame, che ha fatto pipì oppure che vuole essere preso in braccio. Quello stesso neonato, un giorno - quando sarà un po’ più grande - riuscirà a dire: “Mamma, pipì” senza essere capace di dire altro; e in un altro momento della sua vita sarà invece in grado di dire “Mi scusi, prof, posso andare in bagno?” Si tratta sempre dello stesso neonato, seppure in età diverse. La comunicazione rimane la stessa, generata dallo stesso bisogno fisiologico... continua a leggere (Pag. 4).