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(Maria Pia Caradonna) “L’importante è imparare a sperare. Il lavoro della speranza non è rinunciatario perché di per sé desidera aver successo invece che fallire. Lo sperare, superiore all’aver paura, non è né passivo come questo sentimento né, anzi meno che mai, bloccato nel nulla.

L’affetto dello sperare si espande, allarga gli uomini invece di restringerli, non si sazia mai di sapere che cosa internamente li fa tendere a uno scopo e che cosa all’esterno può essere loro alleato. Il lavoro di questo affetto vuole uomini che si gettino attivamente nel nuovo che si va formando e cui essi stessi appartengono”. Sono queste le parole con cui Ernst Bloch con la sua opera più importante “il principio speranza” induce l’uomo a non abbandonare mai la speranza nell’aprire la mente sempre verso il nuovo. In parte è una verità assoluta volta alla sopravvivenza, guardare il male che incombe e tenergli testa. Ora siamo in Sicilia. Terra di guerre sociali, politiche, ideologiche gestita da un potere dietro le quinte che come un deus ex machina prende qualsiasi decisione su tutto e tutti. Siamo in Sicilia dove la gente, a metà tra il malcontento generato dalle buste paghe vuote e la voglia di un vero e proprio cambiamento, si ritrova a condividere il disagio di una politica che non fa più l’interesse del cittadino. Rispolverando il programma politico che il nostro governatore ideò inizialmente quando le votazioni dei cittadini lo posero lì, a gestire l’andamento della Regione, viene soltanto da pensare e soprattutto chiedersi : “cos’è cambiato?”. Giovani che espatriano cercando di sbarcare il lunario nella megalopoli Londinese, gente laureata che si ritrova a lasciare curriculum per fare il commesso, ultra cinquantenni che non sanno più come mandare avanti la famiglia che hanno a carico per la perdita del posto di lavoro, aziende che dichiarano banca rotta e chiudono. Verso dove andiamo, ci si chiede continuamente. Ancora non si vede nemmeno l’ombra dell’impegno del governo per impedire il processo di marginalizzazione della Sicilia, non si vede nemmeno l’ombra di quei finanziamenti europei che dovevano attutire questo crollo. La Sicilia per rinascere ha bisogno di essere dirottata verso una politica volta al cambiamento e all’innovazione, una politica che faccia da garante allo stato sociale dell’individuo. Tutto ciò è compito del politico e non del cittadino. È il politico che deve mettere in atto... continua a leggere (Pag. 4).